PICCOLI TIRANNI

Senza norme nè leadership i nostri bambini diventano oppositivi e tiranni. Si sentono persi in un mondo incerto, che sfidano per trovarne i limiti.
 

L'ideologia che ci vuole tutti uguali e con gli stessi diritti, democraticamente sullo stesso piano, è una conquista irrinunciabile per i diritti dell’essere umano. La pedagogia e la psicologia degli ultimi secoli hanno insistito molto in questa direzione, rivalutando i diritti dell’infanzia e la salvaguardia delle sue caratteristiche, scoprendone le diversità, mettendo a punto metodi di insegnamento più idonei, meno autoritari e più orientati al dialogo, favorendo la comunicazione, difendendo i bambini dalla povertà, dai maltrattamenti, dalla deprivazione affettiva. Si è assistito ad un graduale spostamento del focus educativo, da una visione centrata sull’adulto ad un’altra puerocentrica, dove il bambino è al centro del discorso. Tuttavia tutto ciò che è eccessivo fa danno. Ora l’adulto sembra essere scomparso dalla scena, o meglio, essere stato posto al servizio del bambino.
Forse occorre ricordare che l’educazione si svolge attraverso un’interazione tra un adulto e un minore e che sulla scena devono esserci entrambi i soggetti e i ruoli. Come può apprendere un alunno se il maestro non insegna? Come può un paziente trarre vantaggio da un medico se questi non lo cura, o se non gli dà prescrizioni? E come fa un figlio ad orientarsi nel mondo se non c’è nessuno che lo guida?
In educazione non può esserci parità, per il semplice fatto che un bambino non possiede ancora le capacità di giudizio di un adulto. I genitori non possono essere solo ‘amici’, perché in questo modo vengono meno alla loro funzione principale: quella di guidare i figli a crescere e attraversare la vita.
Lo stile democratico permissivo, quello che instaura un piccolo parlamento casalingo dove il voto del figlio vale come quello dell’adulto, non è solo fallimentare, ma è anche deleterio. I figli, senza regole e senza guida (leadership) cercano di capire da soli come funziona il mondo adulto e lo mettono alla prova, lo sfidano nella speranza che esso risponda dando segnali forti, che indichino dove stanno i limiti, dove ci si deve fermare e dove si deve procedere. Così, abbandonati a se stessi nella loro ricerca di regole sicure, i figli diventano oppositivi oppure dei piccoli tiranni che credono di sapere già tutto e di avere solamente diritti.
La democrazia per funzionare ha bisogno di regole, sennò ha un altro nome. Allo stesso modo non esiste educazione se al volante non c’è un adulto che guida. Si cresce lo stesso, è vero, ma da soli e senza regole di senza appartenenza, i nostri figli rischiano di andare fuori strada. Questo è un diritto dei bambini da difendere: quello di essere guidati a vivere.