IL FIGLIO FRAGILE

È possibile rendere un figlio fragile senza volerlo? Sembra proprio di sì. Anzi è quel che accade molto spesso. Com'è possibile?

Cosa c’è di più naturale e istintivo per un genitore che voler proteggere il proprio figlio? Desiderare che non soffra tutto ciò che il genitore stesso ha subito nella vita, e che non debba incontrare le difficoltà?  Persino gli animali proteggono i loro cuccioli.
Purtroppo a volte, quando si esagera, “è con le migliori intenzioni che il più delle volte si ottengono i peggiori effetti” (O.Wilde).
Se da un lato i figli devono essere protetti, dall’altro bisogna evitare di iper-proteggerli.  Perché?
Una persona, per crescere e strutturare una personalità autonoma, ha bisogno di confrontarsi con le difficoltà della vita. Come afferma la maggior parte degli studiosi è solo affrontando lo sforzo, la difficoltà e i problemi che si costruiscono le capacità tipiche dell’adulto.
Evitare che i figli siano esposti alle difficoltà tranquillizza il genitore, ma non permette al figlio di costruire autonomia e autostima. Come può un muscolo crescere se non viene esercitato? Come può il sistema immunitario rafforzarsi se non gli si dà l’opportunità di agire? Naturalmente l’esposizione deve essere graduale e proporzionata all’età. Deve salvaguardare l’incolumità fisica e sociale.
Come può un genitore diventare iperprotettivo?
A volte un figlio può avere problemi di salute e richiedere cure particolari: da qui si crea l’abitudine a considerarlo e trattarlo da ‘fragile’. Oppure tutto può partire semplicemente da una notizia alla tv o su un giornale, da un dubbio, da un ‘sentito dire’. Ecco che si costruisce la credenza che il mondo fuori casa sia tutto cattivo e pericoloso. Ecco che scatta l’iperprotezione: in ogni cosa il genitore evita la minima difficoltà al figlio, gli evita qualunque sforzo, qualunque stress, impedendogli così di irrobustirsi e rendersi autonomo.
Molti genitori arrivano anche a sostituirsi al figlio: fanno loro al posto suo. Il risultato è che anche il figlio comincerà a ritenersi fragile e a comportarsi come tale, delegando tutto ai genitori. A sua volta questo comportamento rafforzerà nei genitori la convinzione che questo figlio deve proprio essere protetto perché "da solo non ce la fa". E il figlio inizierà a non farcela veramente. Si crea così un circolo vizioso fatto di aspettative e credenze errate, una vera e propria profezia che si autorealizza.
Quanti ragazzi e giovani dicono “Da solo non ce la faccio!” senza neppure provare a fare?  Quanti altri evitano ogni sforzo e credono che nella vita basti avere il talento senza esercitarlo?
La natura e la mente umana sono progettate per essere flessibili, adattabili, plastiche, adatte per affrontare il mondo e la vita. E non per essere rinchiuse nelle gabbie dell’iperprotezione e delle false sicurezze.
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